MARCO BELLOCCHIO
Marco Bellocchio nasce a Piacenza il 9 novembre 1939. Frequenta sia le medie che le superiori presso istituti religiosi, e si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano.
Nel 1959 si trasferisce a Roma dove studia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nel 1961 dirige i primi due cortometraggi, “Abbasso lo zio” e “La colpa e la pena”, seguiti, un anno dopo, da “Ginepro fatto uomo”.
Prosegue gli studi cinematografici a Londra, presso la Slade School of Fine Arts, e a soli 26 anni, nel 1965, dirige il primo lungometraggio, “I pugni in tasca”, esordendo alla mostra del Cinema di Venezia.
Nel 1966 pubblica una raccolta di poesie, “I morti crescono di numero e d’età”, sulla rivista Rendiconti, ed un anno dopo realizza il suo secondo lungometraggio: “La Cina è vicina”.
Nei primi anni ‘70 allestisce, per il Piccolo Teatro di Milano, la tragedia “Timone d’Atene” di William Shakespeare.
I suoi film degli anni ‘70 proseguono sul filone della critica alla società borghese, presente nelle prime due opere, estendendola al mondo delle istituzioni, le cui ingiustizie vengono denunciate nei lungometraggi “Nel nome del padre” (1971), “Sbatti il mostro in prima pagina” (1973), “Matti da slegare – Nessuno o tutti” (1975), “Marcia trionfale” (1976).
Dedica l’ultimo periodo degli anni ‘70 al mondo della televisione, realizzando il “Gabbiano” (1977), ispirato all’omonimo romanzo di Anton Cechov, e “La macchina cinema” (1978).
La sua produzione cinematografica degli anni ‘80, e della prima metà degli anni ‘90, è caratterizzata dall’esplorazione dell’inconscio, grazie anche alla collaborazione con lo psicanalista Massimo Fagioli. Sono di questo periodo “Il diavolo in corpo” (1986), “La visione del Sabba” (1988), “La condanna” (1990), “Il sogno della farfalla” (1994).
Nella seconda metà degli anni ‘90 porta sul grande schermo le opere letterarie “Il principe di Homburg” (1997) di Heinrich von Kleist, e “La balia” (1999) di Luigi Pirandello.
Negli ultimi anni ha diretto “L’ora di religione” (2002), “Buongiorno, notte” (2003), e “Vincere” (2009), con il quale ha partecipato, unico italiano in concorso, al Festival di Cannes.


